I Dolci

Parlare dei dolci siciliani, in genere, significa immergersi in una dimensione ove cibo e sogno diventano una realtà unica e irripetibile. Ritorna sempre attuale la conversazione tra il Principe Salina e l’inviato piemontese Chevalley ne Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, per cercare di spiegare cosa sia per i Siciliani il senso del piacere e del distacco della quotidianità

... la nostra sensualità è desiderio di oblio, ... i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che volesse scrutare gli enigmi del nirvana.

Nel caso specifico dei dolci della rinomata pasticceria Di Pasquale di Ragusa, descritta e amata da illustri firme della nostra letteratura come Piovene o Sciascia, il discorso diventa arduo ma gradito per me che ho avuto il piacere e l’onere di essere amico dei continuatori di una grande tradizione.

Panettone mandorlato

Il panettone tradizione arricchito con mandorle e sormontato da una copertura di mandorle tostate in una fragranza delicata.
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Panettone al pistacchio di Bronte

Sul tradizionale panettone sorride una cupola di pistacchio di Bronte che lo rende unico nel suo genere.
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Panettone Savoia

Insieme agli ingredienti classici del panettone si presenta in interno di gianduia come nella più famosa torta Savoia.
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Colomba pasquale mandorlata

La classica colomba pasquale, soffice e percorsa da canditi, incoronata da uno strato di mandorle tostate e lacrime di zucchero.
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Colomba pasquale al pistacchio di Bronte

Sull’impasto tradizionale della colomba pasquale si adagia una copertura di sicilianissimo pistacchio di Bronte costellato di tracce di zucchero rappreso.
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Colomba Savoia

Variazione sul tema della colomba pasquale impreziosita dal cuore di gianduia e avvolta da una copertura di sognante cioccolato fondente.
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Quaresimali

Biscotti asciutti, un tempo a forme di lette dell’alfabeto, con notevole presenza di mandorle tostate e profumi di varie essenze, quasi un incontro tra tradizione e religiosità.
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Biscotti di mandorla

Nel morbido impasto di mandorle bianchissime gradevoli essenze, nel loro candore sono appunto conosciuti dolci fiocchi di neve.
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Biscotti di mandorla al pistacchio di Bronte

Nel rinomato impasto dei biscotti di mandorla la squisita presenza del pistacchio di Bronte, una doppia fragranza di Sicilia.
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Biscotti di mandorla al mandarino e al limone

Un tripudio di aromi siciliani tra mandorle e agrumi.
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Mucatoli

Un antico biscotto già noto ai Greci; in genere detto nucatolo, il suo aspetto esterno somiglia ad una sorta di fungo; esso profuma di mandorle , miele e semi di cardamomo in un contenitore di sottile pasta.
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Dolce Savoia

Una sapiente combinazione di farina di grano tenero con farina di mandorla, impreziosita con caco che custodisce un ripieno di marmellata di mele cotogne e albicocche, pasta d’arancia candita e cardamomo.
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Gelato di Campagna

Un apparente gelato ove convivono zucchero fondente , mandorle, canditi, nocciole pistacchi di Bronte e liquore Strega in un dolcissimo abbraccio.
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Buccellati

Antica tradizione di racchiudere in un involucro di pasta chiusa da una griglietta un impasto di fichi secchi, mandorle , pinoli,scorze di arance candite, marmellata di albicocche e aromi; su tutto una copertura di pistacchi tritati.
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Frutta martorana

La coloratissima frutta martorana che riproduce i prodotti della terra ha origine antica. Si racconta infatti che alcune suore del Convento” Nobili Signore dell’Ordine di S. Benedetto” istituito da Elisa Martorana in Palermo vicino alla chiesa di San Nicolò dei Greci, lavoravano la farina di mandorle con lo zucchero.in un inverno lontano, per la visita di un cardinale, le suore confezionarono dei dolci riproducendo i frutti dell’estate e li colorarono adeguatamente. Considerato il successo, da allora fu denominata “ fruttamartorana” in tutta a Sicilia.
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Mpanatigghi

Eccezionali, unici (non si trova alcun riscontro in alcuna regione italiana né all’estero, i cosiddetti mpanatigghi, letteralmente “piccole cose impanate”. Si tratta di una sorta di ravioli, con pasta frolla, nel cui interno è racchiuso un impasto di carne tritata di vitello, polvere di cacao, zucchero ed aromi: il forno completerà l’amalgama.
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Cotognata

È una conserva asciutta ottenuta con purea di mele cotogne preventivamente bollite con zucchero, poi asciugata al sole, il che consente quindi un lunga conservazione. La pasticceria Di Pasquale riesce a farne delle formelle il cui colore ambrato è chiarissimo, quasi trasparente. La cotognata è una sana quanto felice soluzione per la prima colazione o la merenda dei bambini, ma anche gli adulti, i quali la degustano per dessert, ma ancor meglio la gradiscono assaggiandola la sera davanti al televisore.
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Cannolo
Il nome deriva dalla canna (l’Arundo Donax) dal cui fusto vengono tagliate delle sezioni internodali che serviranno per avvolgervi la pasta che costituirà l’involucro (nel dialetto scorcia).

La cialda è preparata mescolando alla farina soltanto del vino (cosi potrà avere il croccante), e stirando l’impasto in una sfoglia né sottile né grossa, avvolta nella canna la si frigge (un tempo nello strutto). Il ripieno è costituito da ricotta freschissima e zucchero ed eventualmente arricchito can scagliette di cioccolata o con canditi. Una volta farcita la cialda, ai lati si sparge delle graniglia di pistacchio.

Dolce carnevalesco, oggi presente tutto l’anno, ebbe una tale fama e diffusione che financo l’etnologo Giuseppe Pitrè (alla fine del 1800) dovette così scrivere: …Mai più gradito di qualunque altro cibo carnevalesco è il cannòlu, boccone ghiotto di popolani, di borghesi e di nobili, desiderato da poveri e da ricchi. Il cannolo è un cialdone pieno, una pasta dolciastra fritta e tenerissima, accartocciata a forma di grosso cannello o bocciuolo, che si riempie di una squisita crema di latte, zucchero, cioccolata, pistacchio ed altri simili ingredienti. Senza cannòlu che cosa è il banchetto carnevalesco se non un mangiare senza bere, un murare a secco, lo stare al buio in una conversazione? ..i cannula si trovano in vendita presso i dolcieri tutti e si mandano in regalo ad amici e parenti in grandi piatti da dodici, da ventiquattro, da trenta e più. Il sustrato, anzi il grosso del piatto è formato dalla medesima pasta dei cannoli, a forma di turbante, detta perciò testa di turcu, le cui ripiegature sono ripiene della medesima crema. Il cannolo è l’ultima portata, è la corona del pranzo carnevalesco.

Ed un anonino verseggiatore del secolo passato, così cantava: Beddi cannula di Carnilivari/ megghiu vuccùni a lu munnu un cinn’è. Ogni cannòlu è lu scettru di ogni re/ lu cannòlu è la virga di Mosè.( belli i cannoli di Carnevale/ miglior boccone del mondo non c’è/ ogni cannolo è lo scettro di un re/ il cannolo è la verga di Mosè).